Malattia diverticolare: cause, sintomi e cure. L’intervista del professor Brandimarte

Giovanni Brandimarte docente presso il Consorzio Universitario Humanitas e gastroenterologo presso il Nomentano Group, è considerato una delle voci più autorevoli nel panorama gastroenterologico italiano specialmente in ambito di malattia diverticolare. Grazie alla sua competenza clinica e accademica, ha contribuito in modo significativo alla definizione di strumenti diagnostici innovativi, riconosciuti anche a livello internazionale. In questa intervista rilasciata a La Repubblica, il professor Brandimarte offre una panoramica chiara ed esaustiva sulla malattia diverticolare, spiegandone le diverse fasi, i fattori di rischio, le implicazioni cliniche e le strategie terapeutiche più efficaci.

Ci spiega la differenza tra diverticolosi, malattie diverticolare e diverticolite? “La diverticolosi consiste nella presenza di diverticoli nell’intestino senza nessuna manifestazione sintomatica. I diverticoli sono delle estroflessioni del colon legate all’età, ad una alimentazione non corretta, a disturbi genetici e della mobilità. Si inizia a parlare di malattia quando i diverticoli iniziano a dare i sintomi. Questo accade nel 20% dei pazienti, l’80%  di essi è asintomatico ed ha la diverticolosi. Del 20% dei pazienti con sintomi una buona parte ha quella che si chiama malattia diverticolare sintomatica non complicata. Dei sintomi simili a quelli del colon irritabile ma che hanno alcune differenze, infatti il dolore è situato nella parte opposta dell’appendice, dura più di 24 ore ed ha un’intensità medio severa” Di questo 20%, l’80% avrà una diverticolite non complicata, un altro 20% presenterà con complicanze. 
I casi sono in aumento, come mai?  “Sicuramente gli screening per il cancro colon rettale nei soggetti over 50 ci ha permesso di fare più esami endoscopici e pertanto si fanno con più facilità e le diagnosi occasionali di diverticolosi. A quale età si presentano i diverticoli? In passato i diverticoli erano legati ad una popolazione dai 50 – 60 anni in su, purtroppo attualmente trovano diverticoli con complicanze anche in una popolazione sotto i 40 anni. Questo è sicuramente legato ad un differente stile di vita. Una dieta ricca di carne rossa e con poche fibre può predisporre alla formazione di diverticoli….


La maggior parte dei casi come già detto sono asintomatici. Come ci si accorge di avere i diverticoli?  “Si ha una diverticolite all’improvviso. Per esempio, si ha un dolore addominale intenso con febbre,  e gli esami del sangue evidenziano un aumento dei globuli bianchi la tac successivamente conferma la diagnosi di diverticolite. Oppure si iniziano ad avere dei sintomi come un dolore nella parte opposta dell’appendice che dura per più di 24 ore e che ha un’intensità moderata severa diversamente nel colon irritabile dove il dolore addominale è diffuso, ha un’intensità lieve e non dura più di 24 ore”.

Una volta fatta la diagnosi, si può prevedere l’evoluzione della malattia?  “Sì, insieme al professor Di Mario e al professor Tursi abbiamo validato la prima classificazione endoscopica della malattia diverticolare che attualmente viene usata in tutto il mondo, la classificazione si chiama DICA (Diverticular Inflammation and Complication Assessment), utilizzandola si possono classificare i pazienti in 3 gruppi,  DICA 1 che comprende la maggior parte delle persone, DICA 2 e DICA 3. Dall’intensità minore, DICA 1, a quella maggiore, il 3, la probabilità di avere una diverticolite aumenta in maniera esponenziale. Il 3% per i pazienti che hanno il DICA 1, l’11% per chi ha il DICA 2 e il 22% per chi ha il DICA 3. Un’altra opzione potrebbe essere quella di valutare è il valore della calprotectina fecale, questo è un indice di infiammazione intestinale. Abbiamo visto che i pazienti che hanno una calprotectina elevata hanno più possibilità di avere la diverticolite rispetto ad altri che hanno calprotectina normale”.

Quando è necessario l’intervento chirurgico? “Sulla chirurgia ancora si discute, speriamo di avere risposte concrete presto. L’intervento può essere fatto  in urgenza nei pazienti con diverticolite acuta complicata, ma si cerca, se possibile, di rimandarlo per eseguirlo in elezione e pertanto con minori rischi di complicanze chirurgiche. Nei pazienti che hanno i diverticoli, ma non hanno la diverticolite acuta in atto, dobbiamo considerare la qualità della vita dei pazienti. Se per esempio considerimo pazienti che hanno tre episodi di diverticolite in un anno probabilmente hanno bisogno di togliere il tratto di colon con i diverticoli per poter guarire da una malattia che è diventata cronica ed impatta negativamente sulla loro qualità della vita. Per quanto riguarda l’approccio terapeutico farmacologico sull’utilizzo ciclico di antibiotici non assorbibili in tutti i pazienti con i diverticoli si è visto non ha senso in quanto è provato che il trattamento ciclico con antibiotici non assorbibili non è in grado di prevenire gli episodi di diverticolite. Invece per trattare i sintomi possiamo utilizzare antibiotici non assorbibili, probiotici, antinfiammatori topici intestinali ma non quelli sistemici, cioè quelli utilizzati per i dolori articolari e per il mal di denti perché sono dannosi, provocano per esempio sanguinamenti”

Esiste una dieta adatta o consigliata? “Non esiste. La dieta mediterranea è la migliore. È stato sfatato il mito dei semi e dei semini. C’è uno studio pubblicato da una collega americana dove sono stati analizzati 45mila pazienti per 18 anni e si è visto che quelli che mangiavano semi, semini e noccioline stavano meglio di quelli che non li mangiavano. I semi hanno anche proprietà antinfiammatorie sono in grado di equilibrare l’ecosistema intestinale”.

Si può dare qualche consiglio? “Le fibre sono utili perché fanno massa fecale e fanno bene. La dieta particolare va fatta nei pazienti che hanno una diverticolite non complicata e che vengono curati a casa. In questo caso si devono togliere le fibre e somministrare una dieta semiliquida associata eventualmente ad antibiotici”.

Non si guarisce da questa malattia ma ci si può convivere? Certo, noi sappiamo che l’80% dei pazienti non ha sintomi. Sapere di non essere malati ti fa vivere bene. In quel 20% sappiamo che in molti casi possiamo controllare i sintomi con degli antinfiammatori, probiotici o disinfettanti intestinali. Per chi ha episodi ricorrenti di diverticolite bisogna pensare di intervenire chirurgicamente, l’intervento va fatto quando c’è realmente bisogno perché il mondo è pieno di casi di pazienti operati che continuano ad avere dei sintomi dopo l’intervento”.

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